Il Sacramento dell'Eucarestia
La Santa Eucarestia completa l'iniziazione cristiana: 2 Cor 5,17; Tt 3, 5-7; Ef 5.8-13, coloro che sono stati elevati alla dignità dal sacerdozio regale, per mezzo del Battesimo Mt 28, 19-20 e, sono stati confermati più profondamente a Cristo mediante la Cresima At 2.1-4, attraverso l'Eucarestia partecipano con tutta la comunità allo stesso sacrificio del Signore. Al centro della celebrazione Eucaristica si trovano il pane e il vino che per le parole di Cristo e per l'invocazione dello Spirito Santo diventano il Corpo e il Sangue di Cristo; fedele al comando del Signore la Chiesa continua a fare in memoria di lui 1 Cor 11, 23-26.
Nell'antica alleanza il pane e il vino sono offerti in sacrificio tra le primizie della terra in segno di riconoscenza al Creatore Dt 16.13-17, ma ricevono anche un nuovo significato nel contesto dell'esodo Es 12.1-14, i pani azzimi che Israele mangia ogni anno a Pasqua commemorano la fretta della partenza liberatrice dall'Egitto, il ricordo della manna nel deserto richiamerà sempre a Israele che vive della Parola di Dio.
Il pane quotidiano è il frutto della terra promessa, pegno della fedeltà di Dio alle sue promesse. Il calice della benedizione al termine della cena pasquale degli ebrei, aggiunge alla gioia festiva una dimensione escatologica, quella dell'attesa messianica della restaurazione di Gerusalemme.
Gesù Cristo ha istituito la sua Eucarestia conferendo un significato nuovo e definitivo alla benedizione del pane e del vino Lc 22, 7-20.
Gesù ha scelto il tempo della Pasqua per compiere ciò che aveva annunziato a Cafarnao, dare il suo Corpo e il suo Sangue per la remissione dei peccati della vecchia e nuova Alleanza.
Gesù ha dato alla pasqua ebraica il suo significato definitivo, il passaggio al Padre attraverso la sua morte e resurrezione, anticipata nell'ultima cena e celebrata nell'Eucarestia che anticipa la nostra Pasqua finale nella gloria del Regno Ap 21, 1-6;22, 3-5.
L'altare attorno al quale la Chiesa è riunita nella celebrazione Eucaristica rappresenta i sue aspetti di uno stesso mistero, l'altare del sacrificio e la mensa del Signore. E questo tanto più in quanto l'altare cristiano è il simbolo di Cristo stesso presente in mezzo all'assemblea dei suoi fedeli, sia come la vittima offerta per la nostra riconciliazione, che come alimento celeste che si dona a noi. Il Signore ci rivolge un invito pressante a riceverlo nel sacramento dell'Eucarestia in verità., in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue non avrete in voi la vita Gv 6,48-57.
Ciò che l'alimento materiale produce nella nostra vita fisica, l'Eucarestia lo realizza in modo mirabile nella nostra vita spirituale; la crescita della vita cristiana richiede di essere alimentata dalla comunione Eucaristica pane del nostro pellegrinaggio fino alla morte, quando ci sarà dato come viatico Gc 5,14-15.
Il Corpo e il Sangue di Cristo che riceviamo nella Comunione non può unirci a Cristo senza purificarci dai peccati commessi Gv 20,21-23. Ciascuno esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo vino perchè chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore mangia e beve la propria condanna.
Quando la Chiesa celebra l'Eucarestia fa memoria della Pasqua di Cristo e questo diviene presente, il sacrifico che Cristo ha offerto una volta per tutte sulla croce rimane sempre attuale. Ogni volta che il sacrificio della croce col quale Cristo nostro agnello pasquale è stato immolato viene celebrato sull'altare, si effettua l'opera della nostra redenzione. Nel Santissimo Sacramento dell'Eucarestia è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il Corpo e il Sangue Signore Gesù Cristo , con l'anima e la divinità e quindi "il Cristo tutto intero"; è per la trasformazione del pane e del vino nel Corpo e nel suo Sangue che Cristo diviene presente in questo sacramento.
San Giovanni Crisostomo afferma: non è l'uomo che fa diventare le cose offerte in Corpo e Sangue di Cristo, ma è Cristo stesso che è stato crocifisso per noi, il sacerdote figura di Cristo pronunzia quelle parole, ma la loro virtù e la grazia sono di Dio, questa conversione è chiamata dalla Chiesa cattolica transustanziazione.
La presenza eucaristica di Cristo ha inizio al momento della consacrazione e continua finchè sussistono le specie Eucaristiche, Cristo è tutto integro presente in ciascuna specie e in ciascuna parte, perciò la frazione del pane non divide Cristo.
Egli ha voluto donarci la sua presenza sacramentale, poichè stava per offrirsi sulla croce per la nostra salvezza. Ha voluto che noi avessimo il memoriale dell'amore con il quale ci ha amati e cha ha dato se stesso per noi e vi rimane sotto i segni che esprimono e comunicano questo amore.
La liturgia Eucaristica si svolge secondo una struttura fondamentale che attraverso i secoli si è conservata fino a noi. Essa si articola in due grandi momenti che formano un'unità originaria: la convocazione; la liturgia della parola con le letture; l'omelia e la preghiera universale; la liturgia Eucaristica con la presentazione del pane e del vino; l'azione di grazia consacratoria e la comunione.
Liturgia della Parola e liturgia Eucaristica costituiscono insieme un solo atto di culto, la mensa preparata per noi nell'Eucarestia è infatti ad un tempo quella della parola di Dio e quella del corpo di Cristo.
I cristiani accorrono in uno stesso luogo per l'assemblea Eucaristica, li precede Cristo stesso che è il protagonista principale dell'Eucarestia, è il grande Sacerdote della Nuova Alleanza, è lui stesso che presiede in modo invisibile ogni celebrazione eucaristica.
Proprio in quanto lo rappresenta, il vescovo o il presbitero agendo nella persona di Cristo capo presiede l'assemblea, prende la parola dopo le letture, riceve le offerte e proclama la preghiera Eucaristica.
La liturgia della parola comprende gli scritti dei profeti, cioè l'Antico Testamento e le memorie degli Apostoli, ossia le loro lettere, e i Vangeli nel Nuovo testamento.
Nell'omelia il sacerdote esorta ad accogliere questa parola come è veramente quale parola di Dio e a metterla in pratica, seguono le intercessioni per tutti gli uomini.
Vengono recati poi all'altare, talvolta in processione, il pane e il vino che saranno offerti dal sacerdote in nome di Cristo nel sacrificio Eucaristico. I cristiani insieme con il pane e con il vino presentano i loro doni perchè siano condivisi con coloro che si trovano in necessità. "Colletta" trae ispirazione dall'esempio di Cristo che si è fatto povero per arricchire noi.
Con la preghiera Eucaristica, preghiera di rendimento di grazie e di consacrazione, arriviamo al cuore e al culmine della celebrazione. Nel prefazio la Chiesa rende grazie al Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo per tutte le sue opere, per la creazione, la redenzione e la santificazione. In questo modo l'intera comunità si unisce alla lode incessante che la Chiesa celeste, gli angeli e tutti i santi cantano a Dio.
Nell'epiclesi essi prega il Padre di mandare il suo Spirito Santo sul pane e sul vino affinchè diventino per la sua potenza il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo e perchè coloro che partecipano all'Eucarestia siano un solo corpo e un solo spirito.
Nell'anamnesi che segue la Chiesa fa memoria della Passione, della Risurrezione e del ritorno glorioso di Gesù Cristo.
Essa presenta al padre l'offerta di suo Figlio che si riconcilia con lui e nelle intercessioni manifesta che l'Eucarestia viene celebrata in comunione con tutta la Chiesa del cielo e della terra, dei vivi e dei defunti e nella comunione con i pastori della Chiesa, il Papa, il vescovo della diocesi, i suoi presbiteri e i suoi diaconi e tutti i vescovi del mondo con le loro Chiese.
Nella comunione preceduta dalla preghiera del Signore e dalla frazione del pane i fedeli ricevono il pane del cielo e il calice della salvezza, il Corpo d il Sangue di Cristo che si è dato per la vita del mondo.
CREDO SIGNORE
Gesù è il primo ad assicurarsi della sua presenza nel tabernacolo; e le sue parole sono così sublimi, singolare, perentorie che possono essere state pronunziate soltanto da Chi è la verità e l'Onnipotenza.
Nel mondo chi ha potuto mai immaginare di offrire carne e sangue del suo corpo per procurare ad altri la vita eterna, assicurandogli la risurrezione?
A Cafarnao alcuni udirono le sue parole con orrore, e molti dei suoi discepoli giunsero ad abbandonarlo non meno delusi da un Maestro che non capivano più.
Ma Gesù insiste, parla sul serio, e le sue risposte alle istanze dei presenti si fanno sempre più sbalorditive. Egli non esita a presentare Sè stesso e la sua missione come nessuno avrebbe potuto mai sognare. Le sue affermazioni infatti incalzano in un crescendo che fa intravedere la più occulta verità del suo mistero.
Differentemente da quanto avvenuto nel deserto per la mediazione di Mosè, il Padre, in Lui, dà il vero Pane del cielo. Il pane di Dio è Colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo. Egli è il pane della vita. Chi accoglie Lui non ha più fame, e chi crede in Lui non ha più sete. I padri che mangiarono la manna, morirono; ma chi si nutre di Lui vivrà in eterno.
Da questo momento in poi il discorso prende la piega più sorprendente. Si comprende che Egli, Verbo di Verità, nutre e sazia di Sè l'intelligenza umana, com'è facile capire che la Verità è paragonabile al pane quale fondamentale elemento nutritivo dell'uomo.
Ma Gesù, inoltre dice che in Lui il Verbo si è fatto carne, assumendo la natura umana; che la sua carne è destinata ad essere sacrificata per la salvezza del mondo; carne, la sua, offerta a tutti sotto le apparenze del pane; pane che l'uomo deve mangiare per essere assimilato al Cristo e, per la sua mediazione, vivere della sua Verità: quella che procura la beatitudine eterna.
E, allora, chi non mangia la carne del Figlio dell'uomo e non beve il suo sangue, non può avere la vita in sè; chi invece accoglie il suo invito ha il privilegio di essere in Cristo e di avere in sè Cristo, si da vivere in eterno.
Linguaggio duro, motivo di scandalo? Lo è soltanto per chi non intuisce la luce dello Spirito, che rivela una realtà, ossia la natura umana assunta dal Verbo, unica via al Padre.
Precisamente il Padre che rivela il mistero del Figlio, fatto carne, fatto pane, fatto vita del mondo. Il discorso tenuto nella sinagoga di Cafarnao non poteva dire altro come solenne annunzio del supremo dei prodigi operato nell'ultima Cena. Gesù me lo dice e Chiesa me lo conferma con crescente vigore, credo nella sua presenza, eguale al Padre, perchè come Verbo vive nel tempio di ogni anima in grazia di Dio, perchè come Mediatore tra cielo e terra, colma di Sè l'universo e la storia, perchè Capo del Corpo Mistico, vivifica col suo Spirito tutti i suoi membri, ispira le scritture, parla e opera nei suoi ministri.
Gesù ha voluto continuare a vivere nello spazio e nel tempo, uomo tra uomini, soddisfacendo la più fondamentale funzione biologica della nutrizione dei corpi, intesa come simbolo della ben più vitale necessità delle anime, aperte alla comunione d'amore con Dio. Posso comunicare con Dio adorandolo in spirito e verità, e ciò grazie al vertice più sublime di tutto il creato, l'umanità di Cristo, sostanzialmente unita alla persona del Verbo, unica Via che, iniziando dalla sua componente corporea, raggiunge immediatamente il seno del Padre, appunto la componenete corporea che, per il Pane Eucaristico,fa accedere al Dio vivente.
Vittima sacrificata per i peccati del mondo e offerta come cibo di vita eterna, Gesù resta con noi Ospite, Amico, Confidente, Fonte di grazie, Fedele alla promessa di non lasciarci orfani. L'uomo Cristo Gesù nel tabernacolo, è intero come quando viveva in Palestina, ed è a noi presente come già ai suoi famigliari ed amici. Non importa se non si vede, i sensi non sono criterio assoluto di verità. Dove c'è un'ostia consacrata c'è Lui; la sostanza del suo Corpo comporta tutta l'umanità assunta dal verbo, sostanza indicata indispensabilmente dalle proprietà del pane percepite dai sensi, per cui il mistero eucaristico si continua con quello dell'Incarnazione